LA SOCIETÀ DI SAN GIOVANNI BATTISTA

La tradizione della Città

dal libro “I fochi di San Giovanni. La festa patronale a Firenze” di Anita Valentini (Firenze, 2006)

I festeggiamenti patronali, nella liturgia sacra e negli aspetti profani, proseguirono sia sotto i Medici e sia durante il governo dei Lorena.
Alla fine del XVIII secolo, però, col progredire dei tempi e di una più esatta organizzazione di tutti i fenomeni sociali propria dell’Età dei Lumi, anche per questi molteplici e svariati festeggiamenti -che da sempre accompagnavano l’aspetto cultuale di competenza della chiesa-, si rese necessario un maggior coordinamento.
Nelle epoche precedenti, le diverse celebrazioni profane erano iniziative indipendenti fra di loro, anche se derivanti tutte dall’amore per il santo patrono e per la città: opera di singoli cittadini, volenterosi e appassionati, e soprattutto della Signoria, dell’ufficio della Zecca e dell’Arte di Calimala, che aveva il patronato del battistero.
Col crescere della città e, specialmente, con l’abolizione delle Arti, si impose, invece, l’esigenza di disciplinare i festeggiamenti per il 24 giugno sotto la guida di un unico ente, una libera associazione a carattere laico e privato, equidistante dal potere politico così come da quello religioso. E così sotto il regno del granduca di Toscana Ferdinando III di Lorena, sorse ufficialmente la Società di San Giovanni Battista, ancora oggi istituzione vitale nel custodire e nel divulgare la storia fiorentina.
Il 29 gennaio 1796, il suddetto granduca la costituì con l’approvazione arcivescovile, allo scopo, in special modo, di “fare una decente musica la mattina della solenne sua festa [del Battista] nella chiesa del Battistero” , in sintonia con il gusto prevalente dell’epoca. L’ascolto di composizioni musicali, infatti, diveniva gradualmente patrimonio culturale di un più ampio numero di persone al di là di ogni divisione sociale; la musica entrò ufficialmente come elemento preponderante di tutte le feste, fra cui quella del Precursore. Un altro compito che la novella società doveva assumersi era quello dell’organizzazione dello spettacolo pirotecnico per la sera della festa.
La Società di San Giovanni Battista sin dal suo sorgere, così come ai nostri giorni, è guidata e amministrata da un consiglio direttivo composto da dodici membri, chiamato “deputazione”, che rimane in carica per tre anni. La prima deputazione si formò sotto la presidenza del senatore Silvestro Aldobrandini.
Fin dalla sua istituzione, la nobiltà e i più insigni cittadini di Firenze ritennero sempre grande onore appartenervi, e, dal 1815, lo stesso granduca vi si iscrisse con tutti i suoi familiari. Non solo, per incrementare e radicare la società nella città per la quale sorse, nel 1797 si coinvolse anche il favore popolare, quando venne deciso di inserire, fra le attività peculiari della società, la raccolta di fondi per offrire le doti alle fanciulle meno abbienti che si dovevano sposare o entrare in convento. Il denaro messo insieme veniva assegnato a ragazze povere ogni 24 giugno per mezzo di una estrazione a sorte. Questa “cerimonia” si legava anche, in un certo senso, all’antica tradizione che voleva il momento della festa del patrono di Firenze particolarmente propizio per stringere accordi matrimoniali.
Nel periodo napoleonico, così ricco di avvenimenti politici e militari, non ebbero luogo molte sacre celebrazioni per il patrono, e con esse anche quelle profane che da sempre a latere arricchivano i festeggiamenti per il Battista; tuttavia, in quegli anni, la beneficenza delle doti e le musiche in battistero non vennero mai meno proprio grazie alla Società di San Giovanni.
I festeggiamenti patronali ripresero con la Restaurazione, dopo il 1815, anche se mutarono presto carattere, assumendo rapidamente connotati di modesto rilievo; un certo risalto venne mantenuto per la cerimonia degli omaggi alle autorità -senza lo sfarzoso corteo e con i notabili raccolti sotto la loggia dei Lanzi-, e proseguirono le manifestazioni popolari più sentite, quali le corse dei cocchi e dei barberi e i fuochi artificiali.
La Società di San Giovanni Battista cercò di richiamare l’attenzione del granduca e dei suoi ministri, ma lo stesso Ferdinando III non volle più conferire alla festa patronale il carattere civile e politico di un tempo, evitando persino di parteciparvi. La società continuò a lavorare a stretto contatto con l’Arcivescovado finché il nuovo granduca Leopoldo II, nel 1827, “cedendo” alle pressioni della deputazione della San Giovanni, iniziò a intervenire alla festa del 24 giugno. Solo in quell’anno, dopo circa tre decenni, venne ripristinato il corteo degli omaggi, che venne guidato dal sovrano dalla reggia di palazzo Pitti al battistero.
E il granduca, nel 1839, per legare ancor più saldamente la società con le istituzioni granducali le conferì il titolo onorifico di “Reale Imperiale Accademia di San Giovanni Battista” .
Molto difficili, poi, per la Società di San Giovanni Battista furono gli anni che videro scomparire il Granducato di Toscana e che portarono all’unità d’Italia; fu proprio nel 1858, fra l’altro, come ricordato, che giunsero al termine le gare dei cocchi e dei barberi.
La società tornò in auge nel 1865 con Firenze capitale, arrivando ad essere elemento fondamentale per le musiche, le doti, le elemosine e per l’allestimento dello spettacolo pirotecnico; tutte cerimonie che ebbero nuovo vigore per una festa che, rispetto al costume antico, si celebrava, come accade anche ai nostri tempi, solo nel giorno dedicato al Precursore.
Il sodalizio venne ad assumere un ruolo importante di collegamento fra il Comune e l’Arcivescovado per la festa patronale che, tuttavia, con l’inizio del Novecento suscitò nuovamente poco interesse presso il potere politico. Dopo la prima guerra mondiale, che ha segnato una pausa nei festeggiamenti del 24 giugno, le gravi ristrettezze economiche di tutta la Penisola si fecero sentire anche nella società, al punto che nel 1923 non si riuscì ad allestire il tradizionale spettacolo dei fuochi tanto amato dai fiorentini e da tutti gli stranieri che nel corso del loro Grand Tour il 24 giugno facevano tappa a Firenze: la richiesta, da parte del sodalizio, alle autorità municipali di un contributo straordinario non fu esaudita e quel 24 giugno fu per i fiorentini estremamente austero.
Più tardi, nel 1930, a seguito del concordato fra Stato e Chiesa, ci fu maggior distensione nei rapporti fra il mondo laico e quello religioso anche a Firenze, dove per la prima volta si annunciò il 24 giugno con dieci colpi di mortaio sparati dal forte Belvedere . Poi la guerra travolse tutto e tutti e anche la festa patronale venne meno.
Dal secondo dopoguerra la Società di San Giovanni Battista svolge col massimo impegno l’opera di valorizzazione della festa, organizzandone diversi aspetti, fra cui il più spettacolare rimane, senza dubbio, quello dei “fochi” per chiudere in letizia il giorno del santo patrono.
Nel rispetto della tradizione, ultimamente l’anima moderna della società viene messa in risalto dalla programmazione di conferenze, di visite guidate nel corso dell’anno e, soprattutto, dal conferimento di importanti premi, di cui il più prestigioso è il “Bel San Giovanni”, istituito nel 1991 per onorare fiorentini illustri; un premio che trova in Palazzo Vecchio la sua cornice ideale e che si svolge ogni 29 gennaio, anniversario della fondazione della società .
La Società di San Giovanni Battista, forte di una struttura che le permette di far fronte ai tanti impegni grazie al consenso di un buon numero di fiorentini che ne sono soci, continua ad avere quale scopo primario quello dell’organizzazione della festa patronale.
Nel giorno del Precursore, in sintonia con le cerimonie cultuali allestite dall’Arcivescovado cittadino, la Società di San Giovanni provvede al corteo degli omaggi, insieme al Corteo Storico della Repubblica Fiorentina del Comune di Firenze: in forma simbolica la tradizionale offerta della cera è giunta, infatti, fino ai nostri giorni.
La mattina del 24 giugno, dalla sede della Società si muove un corteo formato dalla deputazione e dai valletti in livrea del sodalizio oltre che dal Corteo Storico del Comune; la processione giunge a Palazzo Vecchio, da dove, accompagnata dal gonfalone della città, con i rappresentanti dell’amministrazione cittadina si reca in Battistero per portare i ceri, donati dalla Società di San Giovanni e dal Comune di Firenze.
Durante il percorso il corteo sosta alla Loggia del Bigallo dove viene esposto alla venerazione dei Fiorentini un Reliquiario di particolare valore contenente: reliquia ex ossibus di San Giovanni Battista; lembi delle vesti della SS. Vergine Maria e di San Giuseppe; reliquia ex ossibus di San Zanobi; reliquia ex corpore di Sant’Antonino; reliquie ex corpore del Beato Ippolito Galantini e del Beato Gerardo da Villamagna. Il Reliquiario è sicuramente uno dei tesori più importanti custoditi dalla Società di San Giovanni Battista, tesoro che è patrimonio non solo dei Soci ma anche di tutti i Fiorentini.
Con una suggestiva cerimonia in Palazzo Vecchio ed in Duomo, una croce su di un piedistallo che riproduce la parte superiore del Battistero, viene data in dono dalla Società di San Giovanni Battista alle due massime autorità della città, l’Arcivescovo ed il Sindaco. Se la base è simbolicamente sempre identica, la foggia della croce prende spunto, di anno in anno, da una croce portata da un’effigie di San Giovanni presente in un’opera di pittura o di scultura propria della grande tradizione artistica di Firenze, e la sua realizzazione, su commissione della Società di San Giovanni, si deve all’abilità artigianale dell’orafo fiorentino Paolo Penko, il quale fornisce il suo prezioso manufatto senza retribuzione, per amore di Firenze e della sua storia.
Il culto del santo patrono, congiunto a feste pubbliche e popolari, è stato tramandato e si è quindi mantenuto, di generazione in generazione, pur con i cambiamenti che la Storia ha addotto. E la società che ne prende il nome si adopera affinché le manifestazioni proseguano a vantaggio della città di Firenze e del suo prestigio.