Il fallimento del sistema economico italiano

Durante il primo incontro dell’Osservatorio delle tradizioni Storiche e del patrimonio culturale di Firenze, svoltosi il 3 maggio 2017, sul tema “Il mondo politico economico dal medioevo ai giorni nostri” il Prof. Ettore Gotti Tedeschi ci ha parlato del “Fallimento del Nuovo Ordine Mondiale”. 

Riportiamo alcuni stralci dall’intervento del Professore, dove si tratta del fallimento del sistema economico italiano:

Quando sentite dire uomo a politico italiano che il nostro maggior problema è il debito pubblico, non votatelo perché è già dall’altra parte, hanno già comprato. Perché non è vero. Tutto diventa debito di Stato quando saltano le economie. Quindi se voglio sapere se un paese come il mio è veramente debole, io mi domando quali sono i rischi che il debito italiano possa crescere e quindi vado a vedere tutti gli altri debiti: vado a vedere il debito delle famiglie, il debito delle Industrie, il debito delle banche e li sommo col debito sovrano. A fine 2015 il debito italiano era 321%, quello della Germania era 298, la Francia 360, la Spagna 380, l’Inghilterra 480. L’Italia non stava affatto peggio degli altri paesi, ma allora perché ci accusano di questo e noi diamo loro ragione? Vi faccio alcune considerazioni: nel 1993 all’Italia venne imposto di prepararsi per entrare nell’Euro. Vennero dette due cose, due diktat: “privatizza” e “riduci il debito”. Vi racconto cosa è successo. All’epoca quasi il 65% del Pil italiano era in mano allo Stato e che la quota delle banche private nel 1993 era lo 0,6%. Il nostro era un sistema economico molto pubblico e sociale. Insomma l’economia italiana era pubblica. Ma avevamo accettato di privatizzare. Se privatizzo in un sistema dove il privato quasi non c’è e decido che non possono comprare gli stranieri, chi è che compra?

L’Italia allora aveva dalla telefonia, al settore alimentare… la grande distribuzione, le autostrade, l’acciaio… Improvvisamente doveva privatizzare tutto, ma dove sono i privati che comprano?
Allora ci siamo inventati gli imprenditori ma i soldi chi glieli ha dati? Le banche. Qui nasce l’affossamento del sistema bancario italiano che viene privatizzato esattamente in questo periodo.

La prima banca privatizzata in Italia il Credito Italiano. Goldman Sachs la valuta a febbraio del 1993 9.900 miliardi di vecchie lire. Viene collocata sul mercato il 50% a settembre dello stesso anno a 4.700 miliardi a fine anno valeva 2.500 miliardi. A quel punto Cuccia organizza l’acquisto del Credito Italiano. All’inizio dicevamo “gli stranieri non devono comprare niente”, 10 anni dopo abbiamo aperto a quote minoritarie col vincolo all’accettazione di regole precise. Oggi andiamo col piattino a cercare… da tutti, ma proprio tutti, gli stranieri.

Facciamo un esempio: devo privatizzare la Telecom. Dicono che non la devono comprare gli stranieri. Chi è allora che la compra? Il governo andò a Torino a implorare una famiglia perché comprasse la Telecom… questa famiglia non ci mise una lira ma a volle il Presidente e il controllo del Consiglio amministrazione e dopo sei mesi il successivo primo ministro scoprì che stavano trattando la vendita alla Deutsche Bank. Allora mandò via l’azionista e ne mise un’altro che era un manager, non aveva neanche mai visto i soldi, però poteva dire alle banche “adesso tu finanzi quello”. La Telecom è andata avanti per 10 anni a sostituire gli azionisti di riferimento che intanto sostenevano. Un’azienda come la telefonia ha bisogno di fortissimi investimenti nella tecnologia… Ma se è al 100% del valore a debito l’imprenditore, che spera di diventare imprenditore davvero, la prima cosa che fa appena arriva il cash flow, cioè il flusso di cassa, è chiudere il debito. Non investe, come dimostra, dopo 10 anni, la forchetta.

Adesso vi racconto come siamo entrati nell’Euro. Per entrare nell’euro bisognava fare due cose: privatizzare e spegnere il deficit. E’ scritto sul Trattato di Maastricht. Il deficit non doveva superare il 3% all’anno. Noi avevamo il 7%. In 6 mesi siamo passati da 7 a 3 punti. Com’è stato fatto questo miracolo? Sono 4 punti di percentuale. Due punti, aumento le tasse. Un punto e mezzo, inclusione del costo del debito pubblico aumentando i tassi di interesse in 24 mesi dal 10%, al 2,5%, quello che resta, tagli all’università e alla ricerca tecnologica. Come fa un paese, nelle condizioni che vi ho espresso, a cogliere le opportunità della globalizzazione? Come fa a gestire all’interno dell’Europa, come paese più debole, la sua presenza nell’euro? E infine, come fa ad affrontare la crisi che scoppia nel 2007?

Modello italiano: non si va più alle elezioni e il Presidente della Repubblica nomina i governi. Questa la soluzione adottata nel nostro paese.